Le nostre radici


Può sembrare strano eppure la nostra storia inizia da un tacco e da una camicia. Cosa c'entrano direte? Beh, sono praticamente fondamentali e se possiamo scrivere dell’avventura di Camisa 11 probabilmente lo dobbiamo proprio a quel tacco e a quella camicia!

Immagine logo di SELT Bologna

Cominciamo dal tacco. Ormai dovunque ci giriamo ce ne sono migliaia, di tutti i materiali e di tutti i colori. Ma una volta le cose non stavano proprio così, i tacchi si facevano a mano, con il tempo e l’olio di gomito. Tra questi onesti lavoranti è cominciata la nostra storia, dove la voglia di emergere e diventare qualcuno si è sempre scontrata con la povertà e la necessità di tirare avanti. Molti ci provano, tanti falliscono, ma qualcuno ci riesce. Magari perché più fortunato, magari perché più sveglio, magari entrambi o magari solo perché si riesce a sfruttare il momento con le abilità di cui dispone.

Ma si parlava di tacchi, non divaghiamo! Ecco, qui entra in scena Vittorio, bisnonno del titolare di Camisa 11, l’uomo che nei tacchi trovò una professione. Che poi in realtà i tacchi sono stati una delle tante cose che le macchine create da questo strano personaggio hanno realizzato, perché, è curioso dirlo, ma Vittorio era una sorta d’inventore!

Non parliamo di un inventore in senso fantasioso da personaggio Disney, quanto più una grande intelligenza tecnica unita ad una spaventosa capacità manuale, il tutto senza avere mai studiato! Furono tantissimi i brevetti depositati da Vittorio, anzi, all’epoca si chiamavano gli attestati di privativa industriale; macchine per il panesistemi a reazione per le imbarcazioni nautiche, trasformazione del moto rotatorio in quello alternativo di leve, etc.
le prime macchine automatiche di Camisa11Gli ambiti erano molteplici, come le sue passioni. Ma poi, passione e senso imprenditoriale riuscirono finalmente a trovare un equilibrio, dando vita, tra gli anni ’20 e ’30 del secolo scorso al primo tacchificio con macchine automatiche, sempre inventate, costruite e fatte funzionare da Vittorio. Nacque così il tacchificio SELT! Altro che macchine automatiche tedesche, questa era sapienza tecnica in pieno stile bolognese!

Prima però abbiamo parlato anche di una camicia; ovvio direte, una volta fatti i tacchi avanti con il resto dell’abbigliamento! Ma la storia, come spesso accade, non è mai logica e lineare e anche in questo caso i fatti sono meno scontati di quanto possano apparire. Che camicie siano allora, perché entra in scena Dario Camisa, nonno di Federico, a Bologna "l’uomo delle camicie”! Ebbene si, non per vanto e nemmeno per celia, come direbbe Giorgio Gaber, ma direi che Dario una certa impronta nella storia della vecchia Bulåggna l’ha proprio lasciata grazie, anche e soprattutto, alle camicie!

macchinari del primo laboratorio di camisa undici

Ma non voglio essere frettoloso, perché la storia ha bisogno di qualche spiegazione. 

Nel secondo dopoguerra, ognuno si arrangiava come poteva e anche Dario, nato in una famiglia povera e orfano di padre da giovanissimo, cercava di dare un aiuto ai propri cari. Ma, come Vittorio, anche lui aveva un sogno nel cassetto: dare sfogo alla propria immaginazione nella creazione di elementi concreti, cercare di crearsi un futuro con le proprie mani, senza aspettare che qualcuno gli regalasse qualcosa.
Fu così che cominciò a disegnare capi d’abbigliamento, prevalentemente camicie, che poi la moglie Maria cuciva e realizzava; eh si, questa volta niente macchine automatiche, ma solo creatività e manualità, come nella migliore e antica tradizione italiana, dove le idee e le capacità spesso sostituiscono i mezzi e le possibilità.
Piano piano i maglioni e le camicie di Dario cominciarono ad avere un mercato. Certo, all’inizio con qualche difficoltà, si faceva fatica a portare a casa la cena, ma poi l’abilità e l’innovazione portarono i suoi frutti, le richieste cominciavano ad essere molte e Dario e Maria non riuscivano più a soddisfarle, bisognava allargarsi!
Ecco che il negozio fu, necessariamente, il passo successivo. In via Oberdan, nel centro di Bologna, si realizzarono i sogni di Dario e della moglie, ma restava un dubbio, come chiamare questa nuova attività? Ma che domande, Camisa! Cosa c’è di più bello che mettere il proprio nome su ciò che è frutto del tuo lavoro? Però mancava qualcosa, un qualcosa d’identificativo, una specifica che desse risalto al nome: un numero, perché no!? A Camisa si aggiunse il numero civico del negozio, che da lì in poi divenne per tutti Camisa Undici.
borse di camisa11 arredi in cartoneIl negozio continuò a crescere, vestendo generazioni di Bolognesi con i capi creati da Dario, sempre nuovi e sempre diversi, facendo dell’atipicità e della novità il proprio marchio di fabbrica, con la volontà di ribaltare gli schemi del vestiario tradizionale, inserendo il colore acceso negli abiti femminili, le cuciture a vista per gli uomini e le magliette a tre quarti per le ragazze. Il negozio ebbe un successo incredibile negli anni '80, basti pensare che al momento delle svendite Dario doveva cementare le transenne per evitare che cedessero e ingaggiare la sicurezza per regolare l’afflusso, altro che l’uscita dei nuovi telefoni adesso!

L’azienda e iniziativa privata sono sempre state tipiche della famiglia Camisa, solo che da tacco e camicia siamo passati alla lavorazione del cartone e al settore dell’arredo sostenibile. Una svolta radicale? Non proprio, considerando dalla moda al design il passo è breve e che creatività e voglia d’innovazione sono gli elementi che caratterizzano entrambi i percorsi. Nasce così Camisa 11 Design, che del precedente negozio spera di ricalcare sia il vissuto che il successo, perseguendo i valori e il legame con il territorio che hanno reso grande Camisa Undici.